Yana e i suoi bambini hanno avuto: 90kg di patate, 6 litri di olio, 6kg di zucchero, 12kg di pomodori, 17kg di cipolle, tè, 5 pacchi di spaghetti, 2kg di biscotti, cibo per i suoi figli e carne macinata. Tutto questo, grazie alla donazione di 50€*, tramite Paypal all’indirizzo: o.chelysheva@gmail.com .    

*se le donazioni provengono da Riga (Finlandia), bastano anche 35€ per 10kg / If the donation comes from Riga (Finland) 35€ will be enough for 10kg.

«Ho fatto la scelta in favore dell’uomo»

L’attivista d’opposizione russa aiuta le vittime di guerra nel Donbass

Oksana Chelysheva, una giornalista e attivista umanitaria residente in Finlandia, si occupa della spedizione di aiuti umanitari nell’est dell’Ucraina. Questa non è la prima guerra per Oksana – all’inizio degli anni 2000 faceva la cronista e l’osservatrice della difesa dei diritti umani in Cecenia.

 

Contatto a caro prezzo

 

— Fino al 1 settembre 2004, in facoltà di editrice dell’agenzia di stampa Russo-cecena, non ero in contatto con i rappresentanti delle parti belligeranti (anche se, ovviamente, parlavo con dei militari ai posti di blocco). Ma dopo ho dovuto rinunciare al principio di imparzialità: è stata presa in ostaggio una scuola a Beslan. Avevo di fronte un dilemma umano: rimanere ferma ed aspettare e poi pubblicare la conta dei morti, oppure fare qualcosa per diminuirla. Avevo tale possibilità. Perché un anno prima a Strasburgo mi avevano dato un numero di telefono al quale, presumibilmente, sarebbe stato possibile contattare a Londra Akhmed Zakayev (l’ex-primo ministro della Repubblica Cecena di Ichkeria non riconosciuta – NdT). Ho fatto la mia scelta e, cercando di diminuire il numero di vittime, ho telefonato. Zakayev ha condannato il terrorismo in generale e quel sequestro in particolare…

 

Il contatto con gli attivisti di Ichkeria ha sortito un effetto prevedibile da parte delle autorità ufficiali della Federazione Russa. “La Società per l’Amicizia Russo-Cecena” è stata dichiarata un’organizzazione estremista dal Tribunale di Nizhny Novgorod. Successivamente, Amnesty International nel 2006 ha  assegnato a Chelysheva un premio per il giornalismo in situazioni estreme. E poi Oksana ha dovuto salutare il Volga e la Russia in generale…  

 

— Vivo a Helsinki dal 2008, ho lo status di esule politico e un passaporto di non-cittadino di Finlandia il quale mi permette di partecipare alle elezioni locali, anche come candidato. Continuo a scrivere: la settimana scorsa è uscita una raccolta di articoli sull’Ucraina, dove sono state incluse molte delle mie pubblicazioni, fatte nell’arco degli ultimi 18 mesi. In queste pubblicazioni non c’è una visione del conflitto in bianco e nero, la maggior parte parla della situazione umanitaria, sia sul territorio ucraino, che nelle repubbliche e nella cosiddetta “zona grigia” che in realtà non è controllata da nessuno e dove le persone sono in uno stato davvero disperato.   

 

Triste ritorno nelle terra natia

 

—Quante volte Lei è stata in Ucraina durante il conflitto? 

 

— Prima di tutto – io sono nata a Zaporozhye, lì è passata la mia infanzia. Da luglio 2014, quando ho iniziato a viaggiare nella nuova veste  – ho fatto al minimo dieci viaggi. Nel 2015 ho vissuto per 5 mesi in Ucraina. Siccome io non ho il diritto di entrare in Russia, il modo più semplice per andare sul territorio delle repubbliche per me era vietato. Finché la parte ucraina non ha introdotto un sistema allucinante di pass nel gennaio 2015, io andavo nelle repubbliche attraverso l’Ucraina.

 

Adesso sono in contatto con i militari di entrambe le parti. Prima di tutto, per risolvere gli specifici problemi umanitari. Ho passato parecchio tempo a Donetsk e a Lugansk e poi mi chiedevano spesso se ho visto nel Donbass l’esercito russo. No, non l’ho visto. Magari si nascondeva dietro l’angolo. Ma  io ho visto dei miliziani. Da come parlavano, era difficile riconoscere in essi abitanti locali. Erano dei volontari.

 

Mi ricordo un incontro nell’orfanotrofio numero 1 a Lugansk, dove abbiamo portato dei regali per la festa di Capodanno. Ad un tratto mi sono imbattuta in quattro persone in divisa militare, ma senza armi e con copriscarpe sopra  gli stivali. Tre giovani e un cinquantenne, anche loro hanno portato dei regali, molto buoni. Il più vecchio era un daghestano che ha vissuto tutta la vita a Rostov. È venuto all’orfanotrofio insieme alla moglie travestita da Babbo Natale. Gli ho chiesto della sua motivazione. Mi ha risposto: “Odio il nazionalismo”. Poi sono andati via, verso le postazioni. A loro si è avvicinato un ragazzo, chiedeva il permesso di partire con loro. L’uomo gli ha detto: “Non hai diciott’anni ancora e tu hai di chi prenderti cura. Aiuta qui.”

 

Non idealizzo nessuna delle parti. In tutti i casi, prima di tutto, io vedo di fronte a me persone. Recentemente sono stata a Kharkov, per gli affari legati agli aiuti umanitari. Ho preso il taxi. L’autista era un tipo socievole, mi aiutava trasportare le scatole. Mi risultava che prima aveva combattuto nel battaglione “Aidar”.  Mi ha pronunciato un  vero e proprio monologo: perché era andato a combattere e perché aveva smesso. Metà dei suoi parenti vive vicino a Mosca e hanno smesso di contattarlo.

 

Questo uomo mi diceva seriamente che si era unito all’Aidar, per primo, perché non aveva fatto il servizio militare e non aveva altra possibilità eccetto nei battaglioni volontari; secondo, per tutto l’anno 2014 lui aspettava quando “quelli di Donetsk” arrivassero a Kharkov. Non venivano mai e alla fine ha deciso di fare loro “una visita”. La cosa più interessante che questo militare, che per un anno e mezzo ha fatto il servizio nella regione di Lugansk, era convinto che non aveva litigato con la Russia. In effetti, con la Russia bisognava fare l’amicizia, così sosteneva l’ex-combattente di Aidar.

 

— Allora chi è il colpevole?

 

— Tutti. Incluso Poroshenko, l’atteggiamento verso il quale adesso è negativo praticamente in tutti gli strati della società. Questo atteggiamento consolida tutti adesso.

 

La fredda Suomi

 

— Torniamo nel paese della Sua residenza attuale. Come se la sente la comunità russa, ovvero gli emigrati, in Finlandia?

 

— Lì ci sono parecchi russi che hanno comprato dei beni immobili nel paese o si sono sposati con cittadini finlandesi. Ci sono anche dei rifugiati. L’atteggiamento verso gli eventi politici è come in Russia o in Lettonia – è molto svariato. Ma principalmente è il silenzio. Anche se nella mia missione umanitaria mi aiutano alcuni russi, l’80% lo dà il famoso regista finlandese Aki Kaurismäki.

 

Anche qui, in Lettonia, mi sostengono sia cittadini, che non-cittadini. Nella vita reale la situazione è molto più complicata rispetto alle rete sociali. Ho incontrato dei “lettoni DOC”, che mandavano aiuti all’est dell’Ucraina.

 

— E com’è l’atteggiamento dei media finlandesi? C’è la paura della Russia, molto tipica dei paesi baltici?

 

— In un certo modo, si. Ma non c’è paragone con quello che accade qui. La società finlandese ha da tanto tempo sviluppato il suo proprio atteggiamento verso la Russia. La storia è stata complicata, ma i finlandesi si sono dimostrati capaci di mantenere la loro opinione. Quel che è successo nei tempi sovietici e quello che accade adesso – è tutto correlato. L’estate scorsa, ad esempio, c’è stata una grande manifestazione di protesta degli agricoltori finlandesi. Io ho avuto un vero shock, quando ho visto centinaia di trattori e altre macchine agricole andare verso la Piazza del Senato. Domandavano l’abolizione delle sanzioni verso la Russia, perché il settore agricolo della Finlandia soffre seriamente dalle controsanzioni. 

 

Lo stesso vale per le zone di confine della Finlandia, dove il turismo russo ha creato tanti posti di lavoro. È normale che la gente  è insoddisfatta. Quando tornavo dall’Ucraina, organizzazioni civili e non governative dimostravano interesse nel conoscere i fatti reali. Effettivamente, adesso a proposito dell’Ucraina si presta poca attenzione nei media finlandesi.

 

— L’altro giorno a Riga c’è stato Ilya Yashin, uno dei leader dell’Altra Russia (una coalizione russa di opposizione che comprende una grande varietà di movimenti politici e civili – NdT). Ha dichiarato che la Russia tratta i paesi baltici come l’anello debole della NATO e cercherà di effettuare qui un’operazione ibrida.

 

— Sono stata una partecipante diretta dell’Altra Russia, all’epoca ero eletta nella sua Assemblea nazionale. Questo mi fa ridere – non considero Yashin una figura alquanto seria. Può blaterare quello che gli viene in mente.

 

Purtroppo, l’opposizione russa si è discreditata seriamente, sia quella liberale che quella patriottica. Per questo io per sé ho fatto una scelta in favore all’uomo comune, “piccolo”, che ha bisogno di carbone, pannolini ed omogeneizzati per bambini. 

L’Ucraina non crede più a nessuno.

 

— Come si realizza in pratica il Suo aiuto?

 

— L’aiuto va sia a Gorlovka, che a Makeevka, Alchevsk e Lugansk. A Mariupol collaboro con la fondazione di Anna Yaroslavtseva che aiuta i feriti e le famiglie delle vittime di guerra. Lavoriamo a Kharkov, Melitopol, Zaporozhye, Slavyansk. A chi cerca di trovare qui “l’impronta russa” ripeto: non c’è. La gente raccoglie vestiti, scarpe, giocattoli. In due anni e mezzo ho creato una rete degli assistenti delegati. L’aiuto destinato per il territorio sotto il controllo delle repubbliche autoproclamate è trasportato attraverso i blocchi di posto ucraini. Ammiro il coraggio di queste persone, che individuano i più bisognosi e distribuiscono l’aiuto in modo mirato. Una delle volontarie viaggia lì insieme con la figlia di tre anni! Io invece ultimamente compro medicine e prodotti alimentari tramite negozi online ucraini, i quali poi si accumulano a Kharkov.

 

Poco tempo fa mi hanno contattato delle funzionarie ucraine a proposito di due ragazze: hanno lo status di sfollate interne, ma non possono ricevere la provvisione, perché sono minorenni senza genitori, che sono rimasti “lì”.  Bisognava scegliere tra: togliere ai genitori la potestà genitoriale oppure non iscrivere le ragazze alla provvisione. Per questo mi hanno chiesto di passare i documenti i quali confermano che i genitori danno il loro consenso all’affidamento…

 

— Come se la sente la gente in Ucraina? Vorrei saperlo di prima mano.

 

— Nel 2016 ho passato circa tre mesi a Odessa, Kharkov, Nikolaev, Kiev. Che posso dire? La gente non crede a nessuno e cerca di sopravvivere.

 

A Odessa ho visto delle persone ricevere bollette per il riscaldamento centrale che superano le loro pensioni. Funzionari della città per due settimane spiegavano che dovevano alzare le tariffe perché Kiev aveva deciso così. Vorrei chiedere:  a che potrà condurre questo?

 

La società ucraina non è così tanto frazionata, quanto incredibilmente stanca del casino che sta succedendo nel loro paese. C’è mancanza totale della fiducia verso il governo si dalla parte di chi combatte nel Donbass contro le repubbliche, che dalla parte dei cittadini comuni. C’è diffidenza verso le  autorità locali, le strutture europee. C’è invece la sicurezza che la crisi sarà molto lunga e porterà sempre più sofferenza.

 

Nikolay KABANOV. 

Traduzione dal russo di Alena Afanasyeva

TESTIMONIANZE

Sergey parla con fatica, ma è molto grato a tutti quanti che gli hanno regalato il caldo, la speranza e – prima di tutto – fiducia nel bene e nelle persone!  

Guarda il video qui –> https://www.facebook.com/groups/799989113384374/permalink/1190549237661691/

Evviva!!!! Finalmente hanno portato del carbone!!! Urrà!!!! Per quanto possa sembrare strano, persino per i soldi non è stato facile comprare il carbone… non avevamo dei contatti affidabili, eravamo costretti a cercare il carbone tra gli annunci. L’abbiamo trovato a un prezzo ragionevole, l’abbiamo ordinato, portato, scaricato. Quando ho visto QUELLO sono rimasta pietrificata!!!! Non solo il carbone era di un marchio sbagliato (e più costoso), tutto il cumulo arrivava appena al ginocchio (per tutta la somma pagata)!!! Insomma, innervosita, con tanti “begli auguri” ho mandato via quei trafficoni… E ho subito ordinato il carbone dall’altra parte. Ed ecco – TA-DA!!!! Urrà! Ecco che aspetto hanno due tonnellate di caldo e gioia!!! GRAZIE MILLE a Oxana Chelysheva per la possibilità di comprare il carbone per un disabile allettato, Chernykh Sergey. Grazie della Sua bontà, fiducia e pazienza!!! Chapeau!!!

 

 

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