di Marco Cesario –

 

Il fine giustifica i mezzi e tutti i mezzi per Madrid sono leciti pur di censurare il referendum sull’indipendenza della Catalogna, referendum considerato incostituzionale dal governo spagnolo. Seguendo il principio dell’incostituzionalità, il governo spagnolo ha fatto prontamente chiudere il sito principale del referendum (referendum.cat), ha fatto perquisire Puntcat, fondazione catalana che gestisce i siti con estensione .cat (tra cui il sito catalano gTLD.cat) in modo da far chiudere tutti i siti minori con questa estensione anche fuori dal territorio spagnolo. Perquisizioni sono state inoltre effettuate presso Internet Society e presso la filiale spagnola di Electronic Frontier Foundation. Inizialmente si trattava di oscurare almeno quattro domini ma secondo Elnacional.cat sarebbero stati oscurati almeno 12 siti, tra cui referendum.cat, referendum.es e ref1oct.cat: risultato, almeno 200 pagine web oscurate in Catalogna da parte del governo di Madrid, operazioni che per Madrid e la stessa UE rientrerebbero all’interno della legalità e del rispetto della costituzione spagnola. Una censura preventiva avviata per nome di dominio che è stato rimpinguata dall’ingiunzione fatta ai fornitori di accesso ad internet d’impedire qualunque accesso a questi siti. In questo contesto anche uno dei dirigenti di Puntcat (oltre a una dozzina di ministri del governo catalano) è stato arrestato. La censura in Catalogna, legale nella forma e fatta in seguito all’ingiunzione di un giudice, apre tuttavia a scenari e misure molto più inquietanti: create in nome della “preservazione della pace pubblica” queste misure permettono di applicare una censura massiccia, perquisizioni, detenzioni di responsabili politici e di organizzazioni militanti e la chiusura immediata di pagine web. Siamo insomma ben oltre il semplice rispetto della legalità e della costituzionalità. 

Denuncia di un prete catalano, RSF pubblica rapporto unilaterale pro-governo spagnolo

Nella sua omelia della domenica, Padre Sergi d’Assís Gelpí ha denunciato la repressione del governo spagnolo ed ha invitato i fedeli riuniti ad opporsi alle misure repressive del governo di Madrid. Le parole del curato sono state applaudite calorosamente dai fedeli. “I diritti fondamentali sono messi sotto i piedi” ha detto il parroco “no alla repressione, si al rispetto della libertà e del diritti fondamentali”, tra i quali, ricorda il parroco “il diritto di riunione, la libertà d’espressione ed il diritto della consultazione”. Il parroco ha indirizzato le proprie parole direttamente al govenro spagnolo, affinché la volontà dei cittadini catalani sia rispettata ed ha citato l’articolo 19 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo. 

Ed intanto l’ONG RSF (Reportères Sans Frontières) pubblica il rapporto “Rispetto per la stampa in Catalogna” evidenziando il clima di oppressione che vivono i giornalisti nella regione e soprattutto le pressioni del governo catalano indipendentista verso stampa straniera e locale, puntando il dito contro gli “hooligans” dell’indipendentismo catalano che sui social si scagliano contro i giornalisti critici nei confronti del referendum. Il rapporto parla infine della situazione a Bruxelles dove il movimento indipendentista s’impiega ad esercitare pressioni sui corrispondenti spagnoli nel momento in cui testimoniano le reticenze dell’Unione Europea a evocare la questione dell’indipendenza della Catalogna. Tutto giusto ma si tratta di un rapporto a nostro avviso unilaterale.  E’ quantomeno singolare  infatti che RSF non spenda una parola sulla censura massiccia del governo spagnolo nei confronti dell’organizzazione del referendum né parli delle centinaia di pagine oscurate che sono un sonoro schiaffo alla libertà di espressione. 

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