Ho lavorato 13 anni per il quotidiano Radikal a Istanbul e gli ultimi due anni anche per il giornale Hürriyet. Ho perso i miei lavori nello stesso giorno a causa delle pressioni che il governo turco esercitava nei confronti delle due testate. Gli inquirenti erano furiosi a causa di alcuni articoli che io e gli altri colleghi avevamo scritto. Successivamente, ho trovato un impiego all’interno di un’emittente televisiva come addetto ai programmi. La TV ha dovuto chiudere, perciò nel giro di 6 mesi ho perso tre lavori. Il governo turco ha sempre cercato di punire l’opposizione o i giornalisti che criticavano il sistema. Io sono vivo, sono libero ma in Turchia non è semplice esercitare il diritto di informazione. Oltre a perdere il lavoro,  abbiamo ricevuto numerose minacce da parte di organizzazioni vicine al governo turco o connesse alla Siria. Scrivere sulla Siria e la crisi che il paese sta vivendo è complicato. Se si accusa il regime e se si scrive ciò che realmente accade, è facile imbattersi in situazioni pericolose. In Turchia più di 3.000 cronisti hanno perso il lavoro. Circa 64 giornali, agenzie di informazione, canali tv sono stati chiusi. Quasi 10.000 giornalisti sono disoccupati. 159 reporter sono in prigione e molti di loro sono stati arrestati dopo il golpe. La polizia, a seguito di alcune proteste ricevute, ha confiscato i miei libri, giudicandoli “prove di reato”, ma ufficialmente non è stata mossa alcuna accusa contro di me. E’ stato più che altro un segnale per farmi capire che in qualsiasi momento le forze dell’ordine possono entrare a casa mia e arrestarmi.


I have worked 13 years for the daily Radikal in Istanbul and the last two years for the newspaper Hürriyet. I lost both jobs in the same day because of the pressures the Turkish government was practicing against the two periodicals. They were so angry about the articles that me an my colleagues wrote. Then, I lost another job in a TV channel, where I was the program host. The television had to close, so 6 months I have lost three jobs. Government has always tried to punish opposition or journalists who criticize the government. I can live, I am free but in Turkey it is not easy to work as a journalist.I am not just talking about loosing jobs. We also received threats from government circles and some others dangerous organizations linked to Syria. Writing about Syria and Syrian crisis it’s complicated. If you point a finger against the authorities that rule the area and if you recount how things are going without any filter, it’s easy to find yourself in dangerous situations. In Turkey, more than 3.000 correspondents lost their jobs. Around 64 dailies, news agencies and tv channels have been closed and quite 10.000 reporters are jobless. 159 journalists are in jail and most of them have been sent to prison after the coup. Police confiscated my book as “crime evidences” after some demonstrations in Turkey, but officially there isn’t any charge against me or my books. This episode has been a sign for me. I understood that the law enforcements could have easily entered my house in any moment and took me to jail.   Marco Cesario

Share This
jQuery(function($){ $('.et_pb_post_slider .et_pb_slide').click(function(){ var url=$(this).find('.et_pb_more_button').attr('href'); if (url) { document.location = url; } }); });