NAPOLI. Se il mare potesse parlare, racconterebbe di un territorio abusato come pochi. Castel Volturno, la meta turistica che doveva essere dagli anni Settanta la Rimini del Sud Italia, tra rigogliosa vegetazione e grandi spiagge, si è trasformata nel tempo in una realtà devastata. Ormai scenario catastrofico, “set naturale” di tanti film italiani, (tra i primi “L’Imbalsamatore” e poi “Gomorra” di Matteo Garrone, tra gli ultimi “Indivisibili” di Edoardo De Angelis). Con i suoi scatti Giovanni Izzo, senza nessuna forma di tutela e sostegno di una testata giornalistica, testimonia da anni il degrado sociale e ambientale di questo luogo limite (prostituzione, abusi edilizi, immigrazione clandestina, criminalità organizzata). Una “libertà” professionale che ha dovuto pagare a caro prezzo. Minacce e un doloroso silenzio per il fotografo allievo, di MimmoJodice, che ha salvato diverse ragazze dalla strada, consegnandole ai centri di accoglienza. Per questo motivo ho deciso di produrre con “Giovanni Izzo per Imbavagliati”la sua coraggiosa mostra, a cura di Stefano Rennae con la collaborazione di Luca Palermo, che ha aperto la terza edizione di Imbavagliati, Festival Internazionale di giornalismo civile per la libertà di stampa, che si è tenuto dal 20 al 24 settembre al Pan di Napoli. Perché accanto alle terribili vicende raccontate dai nostri giornalisti minacciati, era “doveroso” accendere una luce di verità su questa storia local, che sfida la globalizzazione dell’indifferenza, per addentrarsi, con un bianco nero scolpito nelle anime, in quella che è una difficile realtà a 40 minuti dalla “civile” Napoli.

“Castel Volturno – racconta Izzo – dista pochi chilometri dal paese in cui sono nato, cresciuto, dove tuttora vivo ed esercito la mia professione da ormai quarant’anni. Fino agli anni ’80 il litorale Domizio era una meta balneare frequentata da turisti provenienti da ogni località, paradiso turistico molto ambito dove i più abbienti si recavano nei periodi estivi soggiornando nelle ville che rappresentavano il simbolo del benessere economico di cui la località era la massima espressione all’epoca. Queste “seconde” case oggi, ridotte a rovine fatiscenti, sono diventate le dimore dei 25.000 extracomunitari che adesso abitano lungo il litorale (sono proprio i vecchi proprietari ad “affittarle a nero” a questi ultimi), luoghi di spaccio e traffici di ogni genere da quando, le stesse, sono state abbandonate proprio a causa del disastro ambientale e morale che, nel corso degli anni, ha colpito quella che un tempo era nota a tutti come Campania Felix”.

Infatti con gli anni, gli abusi edilizi, la prostituzione, lo spaccio di droga, la massiccia presenza della mafia nigeriana  hanno trasformato quel ridente posto in una terra abbandonata. “Ecco il motivo – spiega il fotografo – per il quale il mio occhio si è posato lì, tra quelle rovine, su quei lembi di terra divorati dal mare, su quei corpi vittime di un mercato senza fine, sulle miserie individuali, sulla speranza e sulla dignità calpestate senza pietà”. Come mai ha scelto di continuare la sua battaglia, nonostante sapesse di non avere l’appoggio e la tutela di nessuno? “La risposta è molto semplice: documentare, denunciare, fare luce dove regna il buio, sono i doveri ai quali ogni uno di noi dovrebbe assurgere e nessuno sottrarsi. Io lo faccio, per i miei figli, per la mia terra, per la mia coscienza, per me”.

Lui non si sente una vittima, perché: “Nessuno può ritenersi vittima di qualcosa quando sta facendo il proprio dovere. Le uniche vittime sono i soggetti dei miei reportage”.

Qualcuno potrebbe accusarlo di parlare male della sua terra…. “Sinceramente?  – risponde Izzo – queste accuse mi hanno fatto un po’ male, ma all’uomo, non all’artista. Io non ho mai denigrato, non potrei mai farlo, è la mia terra. Non ho mai infangato il mio paese, perché non ho portato all’estero l’immagine di una terra che non c’è. Quello che io sottolineo è esattamente l’immagine di una realtà che è costantemente sotto gli occhi di tutti- il più delle volte omertosi – degli stessi che mi hanno accusato di offendere e denigrare, proprio loro che preferiscono salvare la loro faccia più della loro/nostra terra. Quindi, non ho reagito. O meglio, ho reagito con il silenzio”. Schivo, fattivo, con una mano delicata, Izzo nei giorni del festival non ha potuto farsi vedere, né intervistare dalle tv…. Una vita “minacciata” che non gli impedisce di andare avanti: “Tutti, abbiamo il dovere morale e civile di contrastare tutto ciò che è illegale, tutto quello che non è giusto, tutto quello che lede ed offende la dignità, la libertà e la vita stessa dell’essere umano e della terra che lo accoglie. Non è solo il popolo di Castel Volturno, è ogni singolo individuo, cittadino del mondo, che va aiutato per il bene individuale e comune. Nessuno deve e può sottrarsi a questa ‘missione’ di umanità”.

ph. Stefano Renna

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