Gli Imbavagliati 2019

Helena Maleno (Spagna) giornalista, ricercatrice e attivista spagnola specializzata in migrazione e traffico di esseri umani. Vive in Marocco dove denuncia le violazioni dei diritti che avvengono sulle frontiere spagnole del sud e lavora per supportare le comunità sub-Sahariane durante il processo di migrazione. Helena usa i social network quotidianamente per segnalare le imbarcazioni alla deriva o chi varca il confine, coordinandone il salvataggio. Nei suoi confronti è in atto un procedimento giudiziario per aver difeso il diritto alla vita dei migranti.

Carola Rackete (Germania) comandante della nave della Ong tedesca Sea Watch 3 accusata di resistenza contro una nave da guerra e navigazione in zone vietate. Nella notte tra il 28 e il 29 giugno, ha deciso di varcare il porto di Lampedusa, nonostante il nuovo alt della Guardia di Finanza, al fine di portare in salvo i migranti che si trovavano a bordo della sua nave da due settimane e mezzo. Carola è una ricercatrice ambientale e a soli 31 anni vanta tante esperienze in mare sia riguardanti la propria attività scientifica che ai fini di volontariato.

Abdelaziz Yakub (Sudan) nasce a Nord Dafur. Dopo gli studi universitari lascia il Sudan per lavorare come attivista e contribuire allo sviluppo di alcune organizzazioni e associazioni per la salvaguardia dei diritti umani e migranti. Vive in Germania dal 2012 e lavora per numerosi siti web sudanesi come editor di news e web designer. Nel 2016 con alcuni colleghi fonda Alhamish Voice, un giornale online che si occupa di Sudan e Sudan del Sud riportando anche notizie sulle aree di conflitto come Kordofan, Blue Nile, Darfur, al fine di fornire un’opinione sia interna che esterna ai fatti. Il sito si occupa, inoltre, di segnalare violazioni dei diritti umani.

Jok Madut Jok (Sudan del Sud) nato e cresciuto in Sudan, è direttore esecutivo del Sudd Institute, centro di ricerca di politica pubblica con sede nel Sud Sudan. Professore di antropologia all’Università di Juba, Jok Madut Jok è uno specialista ampiamente riconosciuto in materia di sicurezza, conflitti e violenza politica. Dopo l’indipendenza del Sud Sudan nel 2011, è stato per due anni membro del governo del Sud Sudan in qualità di sottosegretario presso il Ministero della Cultura e del Patrimonio. Nella sua lunga carriera, ha lavorato soprattutto nel settore umanitario e dello sviluppo e ha scritto ben quattro libri. Vanta la stesura di numerosi articoli sui temi della sessualità e salute riproduttiva, aiuti umanitari, etnografia della violenza politica, violenza di genere, guerra, schiavitù e politica dell’identità in Sud Sudan e Sudan, ed è membro attivo della Open Society Foundations.

Alì Ehsani (Afghanistan) nasce a Kabul nel 1989. Dopo aver perso i genitori alla tenera età di otto anni, decide di fuggire dall’Afghanistan insieme al fratello alla volta dell’Europa, in un drammatico viaggio durato ben cinque anni. Vive a Roma dal 2003, dove attualmente studia e lavora. Nel novembre del 2015, ha conseguito la laurea triennale in Giurisprudenza. Mentre l’anno successivo scrive con Francesco Casolo “Stanotte guardiamo le stelle (Feltrinelli), monologo ininterrotto che narra della fuga di due fratelli dal regime talebano attraverso un viaggio che li porterà dal Pakistan all’Iran, e poi dall’Iran alla Turchia, passando per la Grecia fino all’Italia.

Maha Hassan (Siria) nata ad Aleppo, è una scrittrice e attivista curdo-siriana. Dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza, si è affermata come romanziera a partire dagli anni Novanta. Dal 2000 è stata perseguitata dal regime siriano con l’accusa di aver trattato nei suoi testi argomenti tabù come religione, sesso e politica. In seguito all’acuirsi delle violenze contro la minoranza curda, Maha Hassan ha lasciato la Siria e si è trasferita a Parigi. L’organizzazione internazionale Human Rights Watch nel 2005 le ha assegnato il premio Hellman-Hammett. Il suo romanzo “Umbilical Cord”, che contrappone la vita in Francia e quella in Siria attraverso le vicende di una madre e della sua giovane figlia, è stato selezionato tra i sei finalisti del prestigioso Arabic Booker Prize. Il suo ultimo scritto, “I tamburi dell’amore” è stato tradotto in numerose lingue e pubblicato in Italia (ed. Poiesis), raggiungendo un notevole successo di stampa e di critica. Oggi Maha prosegue la sua attività di scrittrice militante e, attraverso i suoi romanzi, difende i diritti delle donne nel mondo arabo.

Naziha Arebi (Libia) nasce ad Hastings, nel Regno Unito, da padre libico e madre inglese. Dopo gli studi al Central Saint Martins College of Art and Design, si trasferisce in Libia per poter approfondire le sue radici culturali. Attrice, regista e artista visiva, Naziha Arebi collabora regolarmente con numerose televisioni e ONG, utilizzando cinema e video come strumenti per veicolare messaggi di cambiamento sociale e politico. Le sue opere e le sue installazioni sono state esposte in città importanti come Tripoli, Barcellona, Londra, Parigi e Dakar. Lavora regolarmente con UN Women, Hivos e BBC Media Action. Nel 2018 rilascia il suo primo film-documentario, “Freedom Fields”, che tratta di calcio e femminismo durante la rivoluzione che nel 2011 ha portato alla caduta del dittatore libico Muʿammar Gheddafi.

Olga Rodríguez (Spagna) giornalista, scrittrice, corrispondente di guerra e specialista del mondo arabo. A Baghdad fu testimone dell’assassino del suo collega José Caruso, morto a seguito di un’esplosione causata da un carrarmato nordamericano. Per questo motivo, per molti anni Olga ha avvertito forti dolori alla testa, ma adesso è ritornata più in forma che mai, pronta a continuare il suo lavoro sul campo. Ha scritto articoli sulla Guerra del Golfo e un libro sulla Primavera Araba, sempre come testimone diretta. È co-fondatrice del famoso giornale online diario.es.

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