#FreeAmalFathy sono le parole che accompagnano la protesta di Paola Regeni. La madre di Giulio Regeni, il ricercatore friulano torturato e ucciso in Egitto, ha iniziato stamattina uno sciopero della fame per chiedere la scarcerazione della moglie del consulente legale della famiglia Regeni in Egitto, Mohamed Lofty.

L’arresto è avvenuto venerdì scorso pochi giorni prima dell’arrivo al Cairo del sostituto procuratore della procura di Roma, Sergio Colaiocco, che da due anni e mezzo sta seguendo il caso dell’uccisione di Regeni. Sembra che Amal Fathy sia stata arrestata con l’accusa di terrorismo per un video postato su Facebook. Il sito di Al Ahram ha riferito che la donna, componente del “Movimento del 6 aprile” e moglie del presidente dell’Ecrf, “ha insultato tutto ciò che porta il nome dell’Egitto”: c’è “un’insolenza e una sordidezza punite dalla legge e fa allusioni e affermazioni che rappresentano un oltraggio all’Egitto e alle sue istituzioni.

Eppure, fa pensare che questo fermo sia arrivato proprio ora, quando, dopo due anni e mezzo, finalmente una società russa è stata incaricata dal regime di Al Sisi per iniziare le operazioni tecniche di recupero dei video “sovrascritti” registrati il 25 gennaio del 2016 dalle telecamere a circuito chiuso della stazione della metropolitana di Dokki (quella in cui il cellulare di Giulio ne segnalò per l’ultima volta la presenza), impegnandosi a consegnarne “copia” alla magistratura italiana. Intanto, la Procura Generale del Cairo, dopo sei mesi di riflessione, ha deciso di approfondire le indagini sui nove funzionari della National Security che, secondo la ricostruzione della procura di Roma, hanno avuto un ruolo sicuramente nel sequestro di Giulio e nei depistaggi avvenuti dopo il suo assassinio. Proprio la National Security ha fatto irruzione a casa di Lofty.

“Da donne – ha detto Paola insieme con il suo avvocato, Alessandra Ballerini – siamo particolarmente turbate ed inquiete per il protrarsi della detenzione di Amal, moglie del nostro consulente legale Mohammed Lofty direttore dell’Ecrf. Da lunedì inizieremo un digiuno a staffetta chiedendo la sua liberazione immediata. Nessuno deve più pagare per la nostra legittima richiesta di verità sulla scomparsa, le torture e l’uccisione di Giulio. Vi chiediamo di digiunare con noi, fino a quando Amal non sarà finalmente libera. Noi siamo la loro speranza”. L’accusa di terrorismo in Egitto può portare all’ergastolo e alla morte.

 

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