Nel segno di Giancarlo Siani, trentun anni dopo, è con una riflessione sugli strumenti per combattere la camorra che si chiude la seconda edizione di «Imbavagliati», Festival Internazionale di Giornalismo Civile, ideato e diretto da Dèsirée Klain. L’occasione trae spunto dal volume intitolato «Il contrario della paura. Perché terrorismo islamico e mafia possono essere sconfitti» (Mondadori, 2016) scritto dal procuratore nazionale antimafia Franco Roberti.
Un libro denso di spunti interessanti colti con acume da Domenico Ciruzzi, vice presidente dell’Unione Camere Penali, dal saggista Isaia Sales, Geppino Fiorenza e Alessandro Barbano, direttore del Mattino. In particolare al centro del dibattito si sono affrontate tematiche attuali come la cooperazione internazionale e la legalizzazione delle droghe leggere come strumenti in grado di far convogliare energie, mezzi e attenzione per la lotta alla criminalità  organizzata. Mafia che oggi «ha superato i confini territoriali e affonda le mani su nuovi territori, sia europei che oltreoceano».
Un libro che racconta 40 anni di  carriera «che si apre con un senso di sconfitta e si chiude con grandi interrogativi», come ammette l’autore. «Ho incontrato la mafia durante il terremoto  del 1980. Mentre ero giudice istruttore a Sant’Angelo dei Lombardi, paese irpino colpito violentemente dal sisma. Da quel giorno la mia visione della criminalità organizzata è totalmente cambiata». Così come nel corso degli  anni è cambiata l’opinione su alcuni temi. «Credo sia giunto il momentodi provare a legalizzare le droghe leggere. Vediamo cosa accade visto che il contrasto ha fatto aumentare del 200per cento il consumo». Legalizzazione che vede in contrasto Barbano pur chiarendo la posizione liberale sottopone l’attenzione sulla necessità di «alzare  lo sguardo su altri settori, come quello umano e sanitario, e non soltanto quello giuridico. Perché le statistiche offrono numeri spaventosi, con giovani tra 15-19 anni totalmente sog-giogati da queste sostanze e afflitti da un consumo elevatissimo. Non parliamo di  uno spinello una volta ogni tanto, ma di un quotidiano uso di sette-otto spinelli».«Sono d’accordo quasi del tutto su quanto scritto nel volu-me di Roberti, che da uomo delle istituzioni ci descrive la complessità del fenomeno mafioso e ci invita ad avere fiducia nelle forze dello stato per venirne fuori» ammette Sales. Pagine ricche di particolari di vita vissuta che trovano«assonanze con quelle scritte da Falcone che però spesso non era in sintonia con tutti gli organi dello stato». Se è vero che Roberti fa«emergere l’uomo prima che il magistrato, è anche vero che la sua sensibilità è in grado di cogliere temi con approccio finora mai visto». Elencando le vittorie clamorose, ottenute dalla magistratura, pero, chiama l’attenzione su dove sia oggi la mafia. E la risposta non lascia scampo a dubbi: «Nella politica e nell’economia». Le mafie sono cambiate nel tempo eppure «Roberti ci aiuta a demistificarne la forza. Per tanto tempo ci hanno detto che era questione di mentalità e lui ha dimostrato l’opposto. Le mafie non sono state allevateda noi ma dalla politica italiana» e da qui il tema fondamentale di tutto il dibattito incentrato sulla “corruzione”. Sales riflette sul fatto che«non abbiamo nessuna battaglia seria contro la corruzione. Quindi è come se ci fossi o dimenticati di lottare la mafia. E Roberti ci ricorda che non esiste paese corrotto che non sia anche consumato dalle mafie. Una lettura importante, un meridionale si presenta come uomo dello stato intransigente e colto scandisce la sua vita con quella del paese». Sul tema della cooperazione internazionale.
Roberti denuncia come non si arrivi a un risultato per «gelosie investigative, difesa della sovranità ma anche differenze legislative nette, non solo coi Paesi di provenienza ma anche tra quelli dell’Ue». Ma il cammi-no prosegue e il procuratore non nasconde un ottimismo per il futuro, «almeno se ne discute, qualcosa si sta muovendo». Un obiettivo che aiuterebbe enormemente anche la lotta al traffico internazionale. Se per il terrorismo internazionale infatti si hanno strumenti legislativi adatti, non è così per la mafia. «Dobbiamo fare tutti il massimo dello sforzo per contrastare ogni forma di criminalità organizzata.
Ma serve fiducia dei cittadini, che non si ottiene mettendo la firma in bianco, le istituzioni devono meritarsela. Prima di tutto attraverso lo strumento della limpidezza e della verità, facendo conoscere le operazioni messe a segnonella lotta alla criminalità organizzata». E la mafia la si sconfigge contra- stando la corruzione. «In Italia è unreato che suscita perfino simpatia, chi è corrotto è un furbetto o un cialtrone.Come se fregare l’amministrazione pubblica sia un fatto di cui andar fieri”. Ma deve essere chiaro, come ha sottolineato Sales, “che non esiste mafia senza corruzione e sconfiggere quest’ultima significa dare un colpo netto alla base del sistema». Anche in questo caso occorrono strumenti legislativi comunitari ma anche in Italia non vanno bene quelle attualmente in vigore. «Negli anni Venti negli Usa avevano capito tutto e non permisero alla mafia di mettere le mani sugli appalti dei grattacieli. Qui da noi non siamo capaci di creare una legge simile».

di Mariagiovanna Capone

(tratto dal Mattino del 24 settembre 2016)

 

ph. Stefano Renna

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