Il 23% dei “sin papel” sono marocchini e il 21% sono algerini; la rotta “migratoria” del Mediterraneo occidentale, tra il Maghreb e la Spagna, l’unica in ascesa; le altre, in declino.

 

Quando ad agosto è tornata finalmente la calma sul Rif, la regione ribelle del nord del Marocco, le autorità spagnole predissero che i flussi migratori irregolari tra il Maghreb e la Spagna sarebbero tornati alla normalità. Gli attivisti della regione del Rif hanno affermato che Rabat aveva già inviato nella provincia di Alhucemas, la più sensibile, non meno di 25.000 poliziotti e gendarmi per sedare le proteste e che questo spiegamento gli ha impedito di sorvegliare efficacemente le coste.

La previsione ottimistica non si è avverata. Ottobre è stato il mese peggiore dell’anno. Solo il salvataggio marittimo ha recuperato 2.927 immigrati in mare, ai quali si aggiungono quelli che furono salvati dalla Guardia Civil e dalla Marina. I “sin papel” non solo ora arrivano dal Marocco via terra, attraverso Ceuta e Melilla, ma anche via mare. Il fronte algerino è stato aperto in direzione di Murcia e quello dell’Atlantico, tra le isole Canarie e la Mauritania, fornisce dati preoccupanti.

Fino al 19 novembre, 19.983 immigrati sono arrivati via mare e altri 3.204 attraverso Ceuta e Melilla, secondo il Ministero degli Interni il doppio rispetto al 2016. Lungo la strada, altri 161 sono morti, spesso annegati. Gli ultimi tre domenica mattina di fronte a Ceuta. A questo ritmo, il 2017 sarà l’anno peggiore da quando, nel 2006, 515 barche hanno trasferito alle Canarie 31.678 “sin papel”, a cui sono stati aggiunti altri 7.500 sbarcati sulle coste del sud della Spagna.

Delle tre principali rotte migratorie nel Mediterraneo, due sono in declino, anche se mostrano ancora cifre superiori rispetto a quelle della Spagna, mentre una è in forte espansione: quella che collega il Maghreb con la penisola iberica. Il flusso più importante, che conduce dalla Libia all’Italia, è diminuito fino al 17 novembre del 31,7% (da 167.828 immigrati nel 2016 a fronte dei 11.606 nel 2017) secondo il Ministero dell’Interno italiano. Nella seconda rotta, che collega la Turchia alla Grecia, la caduta è stata ancora più accentuata (da 170.679 nel 2016 a 25.614) grazie alla collaborazione del governo di Ankara.

Non solo l’aumento degli sbarchi irregolari richiama l’attenzione sul Ministero degli interni spagnolo, ma anche sulla nazionalità degli immigrati. Di nuovo, come più di un decennio fa, i marocchini sono i più numerosi (23,1%), seguiti dagli algerini (20,9%), e solo al terzo posto ci sono i subsahariani (ivoriani, guineani, camerunesi, Maliani, nigeriani, ecc.). Insieme, i sub-sahariani raggiungono il 55,8%.

Il numero di marocchini e algerini è probabilmente superiore a quello contato dalle forze di sicurezza. A differenza dei sub-sahariani, cercano di non essere imprigionati quando mettono piede in Spagna perché sanno, specialmente i marocchini, che molto probabilmente verranno rispediti in breve tempo ai loro paesi di origine. Nel caso degli algerini, il ritorno avviene solo in barca, sul traghetto Alicante-Orán, e con il contagocce. Ma anche così esiste il rischio di tornare per forza in Algeria.

L’apertura del fronte algerino costituisce, insieme al crollo delle nazionalità, un’altra sorpresa per gli Interni. Lo scorso fine settimana non meno di 519 immigrati sono sbarcati a Murcia, per la maggior parte algerini su 49 imbarcazioni che erano salpate ore prima dall’Algeria. Altri 700 arrivi si sono aggiunti dall’inizio dell’autunno. Non c’era mai stata un’incursione migratoria nelle coste della Murcia, come ha sottolineato Francisco Bernabé, delegato del governo in quella comunità.

L’invasione avrebbe potuto essere ancora più numerosa se la Marina algerina non avesse intercettato alla fine della scorsa settimana altre 286 persone che stavano già navigando verso la Spagna, come ha annunciato il Ministero della Difesa dell’Algeria in una dichiarazione. Nel testo, il Ministero riconosce che “l’emigrazione clandestina acquisisce maggiore ampiezza”. Quello che è accaduto a Murcia è dtato, secondo Bernabé, nientemeno che “un attacco coordinato contro i nostri confini”. Per questo motivo, il ministro dell’Interno, Juan Ignacio Zoido, ha chiesto pubblicamente ad Algeri di esercitare una maggiore vigilanza sulle sue coste. Ha anche annunciato un incontro questa settimana con l’ambasciatore dell’Algeria in Spagna, Taoud Feroukhi, per bloccare “l’allarmante valanga di gommoni”.

Anche se l’improvviso aumento delle imbarcazioni dall’Algeria è sorprendente, notevole è pure il moltiplicarsi di quelle che salpano dal Marocco. Eppure Zoido e il presidente Mariano Rajoy hanno lodato la loro cooperazione con la Spagna nella lotta contro l’immigrazione irregolare.

Nonostante lo stupore ufficiale, c’era ragione di pensare che la pressione migratoria sarebbe aumentata da un paese come l’Algeria, colpito fin dal 2014 dal calo dei prezzi degli idrocarburi, la principale fonte di reddito della nazione. La società incaricata del trattamento dei visti (BLS International) per il consolato della Spagna ad Algeri ha sospeso, ad esempio, il 23 ottobre e per quasi un mese l’accettazione dei visti a causa del crollo del sistema, come riconosciuto dal loro sito web. Il Ministero degli Affari Esteri assume aziende che non sono sempre in grado di fornire un servizio corretto.

Nelle prime due settimane di novembre, due barche sono arrivate dalle Canarie, dalla Mauritania, con 45 ‘sin papel’ a bordo, e un terzo, con 47 senegalesi, è stato intercettato quando avevano appena salpato. Queste cifre possono sembrare molto piccole, rispetto ai flussi del Mediterraneo, ma da parecchi anni due barche con all’interno immigrati non avevano attraccato sulle isole in così poco tempo. La Guardia Civile ha affermato, tuttavia, che ancora non è stato possibile certificare l’esistenza di un rimbalzo migratorio.

Una volta dissipato il pretesto per il dispiegamento della polizia nel Rif, che ha penalizzato le risorse della sorveglianza costiera, le forze di sicurezza spagnole e le ONG che lavorano con gli immigrati cercano altre spiegazioni per il boom migratorio. La più frequente è la sofferenza che implica passare per la Libia e, nel caso degli africani sub-sahariani, i crescenti ostacoli nell’attraversare il Niger verso la costa nordafricana, che spinge i migranti a cercare strade alternative. Né il Marocco né l’Algeria erano preparati a questo aumento di pressione iniziato in primavera.

Un’altra spiegazione, citata da alcune fonti di Intelligence, è che Rabat sta usando per l’ennesima volta l’immigrazione come uno strumento di pressione per raggiungere i suoi obiettivi diplomatici. Più i suoi vicini spagnoli sono consapevoli dei danni che possono arrecare se ignorano il controllo dei loro confini, più lo sosterranno nei negoziati in corso con l’UE.

Il Marocco sta attualmente discutendo l’adeguamento del suo accordo agricolo alla sentenza della Corte di Giustizia Europea che, nel dicembre 2016, ha stabilito che il Sahara occidentale non apparteneva al Marocco stesso. Inoltre si attende che i giudici lussemburghesi si pronuncino sull’accordo di pesca perché gli avvocati del Fronte Polisario sostengono che la flotta europea non può pescare nelle acque del Sahara senza l’approvazione del popolo saharawi.

Ignacio Cembrero

 

traduzione dallo spagnolo di Eva Serio

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