Ignacio Cembrero è stato corrispondente nel Maghreb per il quotidiano El Pais per molti anni. Dopo un suo servizio che riportava un video di Al Qaida in Marocco, dietro forti pressioni del governo marocchino che lo ha accusato di fomentare il terrorismo, è stato costretto dalla direzione del quotidiano a dimettersi. Oggi continua a trattare gli stessi temi su altre testate.

di Marco Cesario

Lei ha seguito le primavere arabe, la dissoluzione di molti di  questi paesi e il conseguente esodo migratorio in Europa. Che bilancio si puo’ fare?

Il bilancio delle primavere arabe è stato disastroso. Con l’eccezione ovviamente della Tunisia. Mi preoccupa molto cio’ che succede in Egitto, perché si sarebbe potuto evitare la dittatura militare che è al potere oggi. Sarebbe bastato ad esempio più dialogo con i Fratelli Musulmani, con Morsi e forse si sarebbe potuti giungere ad una situazione simile a quella tunisina. Purtroppo né l’esercito, né la società civile egiziana sono state capaci di riprodurre quel modello. In ogni caso quel movimento che inizio’ nel Dicembre del 2010 in Tunisia è ben lungi dall’essere estinto. Penso ad altri paesi come l’Algeria, in piena crisi politica. Ora pero’ c’è un altro enorme problema per l’Europa: l’enorme esodo migratorio causato dalle primavere arabe e il caos del Medio Oriente ha avuto un impatto tale sul nostro continente da generare istanze populiste e radicali. Da un lato correnti di estrema destra in Olanda, Austria, Francia. I problemi di migrazione, non soltanto musulmana ma anche europea, hanno provocato indirettamente anche l’onda del Brexit.  Dall’altro la situazione attuale ha provocato anche il sorgere di correnti di estrema sinistra come Podemos, che rappresenta un settore della società che non si sente minacciata dall’immigrazione ma che considera che il popolo spagnolo ha perduto moltissimo con la crisi economica.

Dove puo’ arrivare Podemos in Spagna?

Dubito che Podemos un giorno possa governare la Spagna. Le sue rivendicazioni, le sue esigenze, le sue proposte possono essere sicuramente portate avanti anche da altri partiti più convenzionali ma oggi possono servire a condizionare la politica del governo ed anche le direttive del Partito Socialista. Il problema di Podemos è che non incontra il favore della maggioranza della popolazione ed è inoltre un movimento complesso, variegato, molto eterogeneo. Nel suo interno possiede troppe anime a volte anche molto diverse tra loro. E’ un movimento capace di condizionare la politica in Spagna, che ha molta influenza ma non riesce ad imporsi a livello nazionale anche per la maniera in cui è strutturato il paese, molto decentralizzato. Non dimentichiamoci poi che Podemos è un partito essenzialmente madrileno con un’orbita anche andalusa ed in generale di movimenti e partiti di altre comunità e regioni che a volte lavorano con lui, a volte no. E’ in sostanza il movimento degli Indignados che si è convertito in partito, un prodotto se vogliamo della crisi economica ma anche della corruzione. Podemos vuole rigenerare il paese, mandare a casa i politici disonesti.

Perché è stato costretto a dimettersi da El Pais?

Ho pubblicato un servizio sul mio blog con il primo video di Al Qaida in Marocco, un video lungo, che mi sembrava interessante e che fu ripreso anche da molti portali web, soprattutto americani, alcuni dei quali specializzati sul terrorismo. Il video era accompagnato da un articolo in cui si spiegava chiaramente che si trattava ovviamente di un’organizzazione terroristica. Il governo del Marocco mi ha denunciato alla procura generale dello stato e al tempo stesso El Pais mi ha chiesto di lasciare il mio posto e di smettere di scrivere sul Marocco. Al Pais risposi che non ero contrario ma che intendevo attendere che il procedimento contro di me fosse archiviato perché ero sicuro che non sarebbe approdato da nessuna parte. Si trattava per me di una questione di dignità, perché non dare l’impressione che il nostro giornale si arrendesse al governo marocchino. Non solo non accettarono ma mi diedero tre giorni per scegliere un altro ruolo all’interno del quotidiano. Ho rifiutato e da quel momento ho iniziato a negoziare la mia uscita dal quotidiano. Non mi cacciarono forse ma mi costrinsero comunque a smettere di scrivere su un tema che ho seguito per 14 anni dandomi un aut aut di tre giorni. So per certo, da fonti e testimonianze, che il governo marocchino e il governo spagnolo fecero pressione sul gruppo Prisa al quale appartiene El Pais affinché io smettessi di scrivere sul Maghreb e Africa del Nord. Il governo marocchino, pur di farmi smettere di scrivere, mi ha anche accusato di apologia di terrorismo. Tutte le accuse sono cadute ovviamente nel vuoto ma io ho dovuto comunque lasciare il giornale. Oggi continuo ad occuparmi degli stessi argomenti ma su altre testate.

Come sta il giornalismo in Spagna e in Europa?

Il giornalismo in Spagna, con la crisi economica, ha subito diversi colpi ed anche il pluralismo dell’informazione ne ha sofferto. La fragilità economica di aziende e gruppi editoriali ha reso anche i giornali più sensibili alle influenze politiche. A perderne è stata soprattutto la stampa tradizionale. Pero’ la Spagna è anche uno dei pochi paesi in cui c’è stata una reale esplosione d’informazione alternativa online. Cio’ è avvenuto perché c’era una domanda d’informazione che la stampa tradizionale non poteva soddisfare perché troppo confinata nei suoi ranghi classici. Al tempo stesso, con i licenziamenti di massa nel settore dell’editoria, ottimi giornalisti si sono trovati improvvisamente senza lavoro. Questa congiuntura particolare – un’alta domanda d’informazione alternativa e un numero alto di professionisti dell’informazione disoccupati – ha provocato l’esplosione di molti media in rete, di cui alcuni di ottima qualità. Penso a El Confindencial, El Español, El Diario.es. Ciascuno ha il proprio stile ma è un fatto acclarato e positivo che oggi in Spagna esiste una stampa online molto buona, probabilmente una delle più importanti e forti d’Europa.


@marco_cesario

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