NAPOLI. Reporter al femminile. Il Sindacato Unitario Giornalisti della Campania, il primo aprile, ha realizzato un incontro con tre giornaliste italiane. Isabella Balena, Sara Giudice e Barbara Schiavulli, hanno raccontato la loro storia lavorativa, all’evento organizzato e condotto da Roberta De Maddi, fotografa e membro attivo del SUGDC.

Un convegno che ha rilasciato ai partecipanti, crediti per la loro formazione.

Isabella Balena, classe’65, fotoreporter, ha iniziato la sua carriera come assistente a Londra, del celebre fotografo italiano Gabriele Basilico e, successivamente, si è dedicata agli scenari di guerra. Divenne compagna di lavoro in Somalia di Ilaria Alpi, giornalista italiana uccisa a Mogadiscio nel 94’, e per la quale ancora oggi, si chiede verità e giustizia, perché non si conoscono i nomi dei mandanti dell’omicidio. Due anni dopo, la Balena incontrò all’aeroporto di Mogadiscio, Carmen Lasorella, in un momento tragico, quando l’inviata si preparava ad un triste ritorno in Italia, con la salma del suo cineoperatore Marcello Palmisano. Un gruppo di somali, nei pressi dell’aeroporto della Capitale, ferirono Lasorella e uccisero brutalmente Palmisano.

La giornalista ha raccontato che chiese di fotografare la scena e Lasorella acconsentì, nonostante la tragedia, comprendendo che l’unico e solo fine di un reporter è l’informazione e la realtà nuda o cruda che sia. La giornalista, attraverso le sue fotografie, ha vissuto molti tragici scenari di guerra , dall’India alla Somalia, dall’Afghanistan alla Palestina, dalle periferie napoletane al degrado della Stazione Centrale di Milano e tante altre vicende.

Isabella definisce, così, il suo mestiere «Una buona fotografia deve essere impeccabile nella sua forma e deve veicolare un messaggio reale».

Nel suo lavoro,  infatti, prepara degli schemi da seguire, insomma le foto non sono casuali, anche se quello che scatta è frutto di momenti autentici e non artificiali. «Le immagini – racconta la giornalista – arrivano se tu le stai cercando». Qual è il reportage che l’ha segnata di più? «Ne sono vari, le foto alla Stazione Centrale di Milano – dice – poiché, il lavoro fu per lo più notturno e molto forte emotivamente. Il Medio Oriente e infine il mio progetto sulla memoria dimenticata, che riguarda il periodo che comprende la II guerra mondiale dal 40’ al 45’». Il progetto fotografico, iniziato nel 2000, riporta alla “Memoria” l’Italia fascista, le manipolazioni e il fanatismo, che hanno inondato le menti dei suoi sostenitori. Questo lavoro, lo ritroviamo nel suo libro “Ci resta il nome” (stampato nel 2004, Marzzotta edizioni).

Sara Giudice, cronista alla trasmissione “Piazza Pulita” su La7, ha iniziato la sua professione collaborando con la televisione straniera e successivamente si affaccia al lavoro come freelance, viaggiando ad Aleppo e, in seguito, a Istambul.

Ultimamente per “Piazza Pulita”, ha intervistato a Sesto di San Giovanni, gli stranieri a cui è stata negata la casa popolare.

La Giudice, da poco mamma, ci racconta che « essere madre le ha dato grandi energie e ha cambiato la sua sensibilità», tanto da avere una vera e propria empatia con le famiglie di Sesto.

Si chiede alla cronista, se i giornalisti possono avere un responsabilità politica e sociale verso le scelte governative degli anni precedenti, che hanno portato alla condizione di malessere dei giorni nostri. Si potevano prevenire? «C’è una responsabilità, – risponde – andando nelle “Regioni rosse”, si intravedeva l’inizio di una guerra tra poveri. È importante avere un approccio non politico, il cronista deve ricercare storie da raccontare».

La terza e ultima reporter è Barbara Schiavulli, direttrice di Radio Bullets. Da quando aveva tredici anni sogna di fare l’inviata di guerra … Infatti a ventitré anni, con piglio ribelle, parte per intervistare l’ex Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, Yasser Arafat. In seguito si trasferisce a Gerusalemme per quattro anni, divenendo, insieme a un fotografo americano, insegnante di salsa. «Forse – dice, scherzosamente – mi ricorderanno più per questo, che per le tante inchieste su quei luoghi».

Ritornata dalla Palestina, la Schiavulli ha lavorato in Venezuela, in Yemen, in Afghanistan, in Iraq, in Israele e in tanti altri luoghi. Si dedica, poi, solo al giornalismo di guerra, come racconta: « Non interessano i conflitti, ma che cosa ci sia dentro i conflitti». Partiva e parte per questi luoghi colmi di dramma e sofferenza senza richiedere alcuna ospitalità alle associazioni, come Emergency, poiché, « chi ti ospita non può essere criticato».

La Sciavulli racconta anche della sua esperienza recente in Venezuela, sottolineando la profonda crisi che ha colpito questo Paese. Una guerra civile insabbiata da Maduro, Presidente della Repubblica Bolivariana. La giornalista spiega che la popolazione è messa alla prova. Ci sono, infatti molte difficoltà: mancanza di acqua potabile, energia elettrica, medicinali e di ogni tipo di diritto.

La cronista ha lavorato per la maggior parte delle testate giornalistiche italiane, e successivamente, anche per la televisione. L’inviata rivela una chicca davvero esilarante, «ero appena tornata dal golpe di Haiti, lavoravo per una televisione italiana, in quel periodo giravano voci di corridoio riguardo al ritardo nei pagamenti. Mi presentai dal direttore e semplicemente misi sul suo tavolo una bambolina voodoo presa ad Haiti. In quel momento scoprii che i giornalisti sono davvero superstiziosi, infatti mi pagò all’istante! ».

Con la collega Alessia Cerantola, la Schiavulli si è dedicata al progetto di Radio Bullets. Questa nuova testata nata nel 2015, non ha sponsorizzazioni, poiché non vuole essere obbligata a schierarsi con nessuno. Radio Bullets viene finanziata dai lettori che credono in un nuovo tipo di giornalismo, libero da legami confinanti e pronto a superare in qualità, le testate e la televisione italiana.

di Sara Balestrieri

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