Alcuni sconosciuti hanno sparato a Maximino Rodríguez, reporter messicano, che è rimasto ucciso nell’agguato.

Rodríguez aveva lavorato presso media nazionali e regionali ed era stato testimone delle guerre civili in Honduras ed El Salvador negli anni ’80. Era poi diventato portavoce del Pubblico Ministero della Baja  California del Sud e della Corte Suprema di Stato.

Aveva poi iniziato a lavorare presso il giornale online Colectivo Pericú nel novembre 2014. Egli aggiornava regolarmente la sezione del sito Es Mi Opinión (è la mia opinione) dove commentava i fatti criminosi e discuteva di politica e corruzione. In più permetteva anche ai cittadini di denunciare crimini di cui erano stati testimoni.

Il reporter aveva già dichiarato in un intervista, tenuta nel dicembre 2016, di essere stato minacciato ma che non avrebbe smesso di svolgere il suo lavoro nonostante le intimidazioni subite.

“L’attentato alla vita di un altro reporter ci ricorda che il Messico si annovera tra i paesi dove muoiono più giornalisti nel mondo. Le autorità messicane devono fermare questo ciclo di violenze, indagando sui fatti criminosi e consegnando i colpevoli alla giustizia in modo che questi crimini non rimangano impuniti”. Queste le parole di Carlos Lauría, coordinatore della sezione CPJ (Comettee to Protect Journalists) per le Americhe.

Intanto gli altri collaboratori del Colectivo Pericú meditano  di richiedere misure di sicurezza attraverso il meccanismo federale di Protezione per i giornalisti.

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