Salvini querela Saviano per dichiarazioni lesive alla “reputazione del sottoscritto e del Ministero dell’Interno stesso”. La notizia, anticipata dall’Huffington Post ieri,giovedì 19 luglio, è confermata dal Viminale. Un documento di quattro pagine più allegati redatto su carta intestata del Ministero dell’Interno che, forse per sbadataggine, riporta la data del 20 luglio. Sotto accusa un post pubblicato il 12 giugno scorso, in cui Saviano parlava della questione legata alla sua scorta, e a uno del 22 giugno, in cui Saviano definiva Salvini “ministro della malavita”. Secondo il Ministro dell’Interno, la questione ha avuto un forte impatto mediatico sulla stampa nazionale e straniera. Io non ho paura” la replica dello scrittore.Non l’ho mai fatto – scrive Saviano in un post – ma vi chiedo di essere oggi con me in questa battaglia: dietro l’angolo c’è la Russia di Vladimir Putin, modello del ministro della malavita che, come è noto, ha spesso portato alle estreme conseguenze il contrasto al dissenso”. A fianco dell’autore di Gomorrasi schierano la Federazione Nazionale della Stampa Italiana e l’Ordine nazionale dei giornalisti.

«Le “querele di governo” – affermano Fsi e Odg in una nota congiunta – annunciate su carta intestata di un ministero rappresentano l’ennesima variante delle aggressioni contro la libertà di informazione e il diritto di critica. Ognuno ha diritto a difendere la sua onorabilità, ma non facendosi scudo del potere e dell’autorità di governo. La querela scagliata da Salvini contro Saviano è ancora più grave perché arriva dopo le polemiche sulla scorta allo scrittore. Invece della “querela di governo” il ministro avrebbe potuto sollecitare un confronto pubblico ove far valere le sue ragioni in un contraddittorio con Roberto Saviano, da anni nel mirino della mafia e della camorra. Ci auguriamo che dall’interno dello stesso governo vogliano alzarsi voci critiche e autorevoli prese di distanza dalla “querela di governo”. Naturalmente questa scelta avrà una sola conseguenza pratica: l’ulteriore discesa dell’Italia in tutte le graduatorie internazionali in materia di libertà di informazione».

 

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