Da anni l’Associazione Siani, in collaborazione con Il Mattino, ricorda il giornalista napoletano vittima della camorra, divenuto un’icona per il suo coraggioso impegno nel denunciare le forme di illegalità diffuse sul territorio vesuviano.

Roberto Saviano, durante il suo video-intervento, definisce il Festival “Imbavagliati” una manifestazione necessaria, soprattutto perché si svolge a Napoli. “Quest’anno il focus su Giancarlo Siani e Giulio Regeni è come se unisse le due storie, le due vicende. Ho la sensazione che se non ci fossero queste occasioni di riflessione sulla libertà di espressione, tutto sarebbe scontato come l’aria, la possibilità di camminare, di reclamare dei versi, canticchiare una canzone, fermarsi in edicola a comprare un giornale… Ecco, ho elencato tutte cose che diamo per scontate. Ma comprendi quanto sia un privilegio camminare quando non puoi più farlo. Comprendi quanto sia valida la libertà di leggere un giornale quando vengono chiuse le redazioni. Allo stesso tempo percepisci l’aria, l’ossigeno, la vita quando ti stanno strozzando.

Imbavagliati permette di valutare il peso specifico delle cose prima che esse siano spente, bloccate, fermate.

Giulio Regeni era un giovane ricercatore e il suo racconto del mondo, la sua analisi è ciò che l’ha condannato a morte. Ha pagato con la vita la sua ricerca, il suo racconto, la possibilità di comprendere, approfondire, condividere”.

Dopo il toccante video-intervento dello scrittore Saviano, si è aperto il dibattito su Regeni e Siani con la partecipazione di Giuseppe Giulietti (Presidente FNSI), Claudio Silvestri (segretario Sindacato unitario giornalisti della Campania), Armando D’Alterio (Procuratore della Repubblica di Campobasso) e Nino Daniele (Assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli).

Ma qual è il filo conduttore che lega queste due persone così differenti tra loro? Sono morte in due momenti diversi, in città diverse, uccise entrambi, è vero, ma da organizzazioni diverse. Giancarlo Siani fu assassinato dalla malavita poiché cercava di fare il suo mestiere. Giulio Regeni, un ricercatore, voleva mostrare al mondo le sue scoperte e voleva farne di nuove.

Due giovani uniti dal desiderio di andare oltre le apparenze, di raccontare la realtà così com’è, entrambi uccisi da chi opera al di fuori della Legalità e la libertà di espressione.

Entrambe le famiglie delle vittime non hanno mai chiesto vendetta, vogliono solo la verità per salvaguardare, oltre che la memoria dei loro figli, anche quella di coloro che hanno subito lo stesso destino, ma di cui nessuno parla

ph. Stefano Renna

Video a cura di Rossella Grasso

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